...una parola che diventa un eco che si espande, che si dilata, mettendo a nudo chi si sente straniero in terra straniera. Non c’è travaglio peggiore e il viaggio non è più esperienza di andare oltre il conosciuto ma diventa lotta e fuga da se stessi.
Diventa una disperata resistenza di vedersi come si è perché uscire dal proprio tempo significa scardinare, significa essere sottoposti ad una forza d’urto che frantuma le piccole grandi bugie detti a se stessi.
Significa scoprire tutto quello che si è nascosto, che si teme e i sensi di colpa messi a tacere con grande maestria, esplodono come tumulti più forti e più grandi di prima!
Le paure, gli incubi, ritornano a vivere, rompono gli argini e inondano quel piccolo giardino di fiori e di profumi mettendo a nudo le erbacce e i cattivi odori!
Il viaggio è deleterio per l’uomo comune, per l’uomo che non attribuisce significato e valore alla sua meta se non per poter dire di essere stato di qua e di là, più per gli altri che per se stesso!
Il viaggio per l’uomo comune è un colpo inferto dalla coda del drago.
I dissidi, le paure, le angosce sottili che incute il mostro che è dentro di noi, esplodono con ferocia e si liberano!
Si credevano persone serene, mature, in armonia con se stesse ma all’improvviso così come un falco che si lancia sulla preda, il dramma si compie!
A nulla servono i compromessi e le nuove mediazioni, le giustificazioni con se stessi, la tragedia è al suo inizio!
Un fiume in piena che tutto travolge, che tutto divelta mettendo a nudo il sentiero della propria vita che si credeva dritto con qualche deviazione ma che si scopre, invece, un sentiero circolare, senza direzione, sempre lo stesso. Si credeva di aver fatto molta strada e, invece, si scopre che si è rimasti sempre lì!
L’illusione è definitivamente caduta!
Ora si può iniziare il vero viaggio ma un viaggio per tutti e per nessuno perché molte sono le maschere e molte sono le mete, i villaggi turistici, i ritrovi, i gruppi organizzati che aiutano lo straniero in terra straniera a conservare il suo ruolo, la sua maschera, le sue apparenze, il suo tempo, i suoi giochi che lo aiutano a portare con sé solo il superfluo e non il necessario perché così può continuare tranquillamente a interpretare la sua parte come sempre, nulla minaccerà la sua tranquilla realtà, la sua serenità illusoria, potrà conservare il suo “credo”, il suo “io” di sempre, sarà sempre quello che è stato, farà sempre quello che ha fatto.
Il gruppo lo esige, l’occasione lo richiede, il villaggio turistico lo impone:
“Benvenuto, qui troverai quello che hai lasciato, non temere, sii felice!
Non ti preoccupare, ci siamo noi!"”
Si rimane protetti contro le meraviglie di un nuovo paesaggio, di una nuova cultura, di una nuova potenziale minaccia.
Il viaggio viene incorniciato, delimitato non lasciato a se stesso e la cornice è sempre la stessa, cambia solo il quadro: Kenya, Saychelles e quant’altro, cambia tutto ma non cambiano i pensieri, questa gabbia invisibile con la quale delimitiamo il nostro mondo, la nostra realtà personale e se qualcosa incomincia, poi, a cambiare, non si deve temere, presto si ritornerà nel recinto, nel gruppo, nel villaggio con i suoi divertimenti e con i suoi giochi di ruolo ricopriranno subito le prime angosce, i primi tumulti, chissà, dovuti forse a un colpo di sole!
Nulla è perduto, nulla si è rivoltato, nulla ha profanato il sonno eterno, tutto è rimbalzato sul muro di gomma, nulla è rimasto, neppure una traccia, solo un lontano lamento, un lungo eco che si allontana, lasciando il posto alla meraviglia del senso del ritorno a casa, contenti di ritrovare le piccoli grandi certezze di sempre, con qualcosa da raccontare in più al proprio vicino e, con invidia, ai propri amici!
L’uomo comune, l’uomo massa, l’uomo pecora tra le pecore, che uomini gli uomini qualunque!
Guai a quell’uomo che illumina un sentiero solitario perché colui che è abituato a mettersi in fila, ad aspettare che altri gli indicano la via, mal si addice la guida, mal si gestisce il comando in mano propria, ne verrebbe travolto e quello che doveva essere la sua personale forza si trasforma velocemente in fiamme e fuoco proiettandolo nel delirio senza ritorno!
Guai a te piccolo uomo!
Continua a rimanere dentro le file, trova ristoro dentro il gregge e lascia quel sentiero tortuoso ai solitari, ai veri viaggiatori, agli esploratori, ai vagabondi erranti, ai pionieri di se stessi!
Essi sanno come superare quella tua frontiera invalicabile, solo loro possono attraversarla senza danni, senza eccessive perdite, senza rischiare più del dovuto perché sanno gestirsi, sanno guidarsi, sanno comandarsi e sanno mantenere la posizione, a qualunque costo.
Per loro non esiste il dolce senso del ritorno esiste solo il carattere tossico del ritorno a casa dopo un lungo viaggio che li ha portati a confondersi con il mondo, lasciare un pezzo di se stessi per portarne una parte con sé.
Vagano senza meta e non escono da un recinto per entrarne dentro un altro, rimangono fuori, sono alla ricerca di altri paesaggi, di nuovi profumi e vanno sospinti dalla forza del vento in una nuova odissea personale in compagnia di un’angoscia sottile che si annida nell’animo che hanno imparato a riconoscere e a vincere!
Lasciatemi dire:
Ode a te, vero uomo dall’anima mundi!
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categoria:venti quotidiani, pensieri nel vento, pensieri nella tempesta